Ci sono esperienze che vanno oltre il semplice piacere di una visita. Esperienze che, per qualche ora, riescono a riportarti a casa, anche quando casa è lontana.

Per questo motivo è stato per me un grande onore e un grande orgoglio essere stato invitato dal Comites di Madrid a salire a bordo della Nave Amerigo Vespucci, durante la sua sosta a Cadice, al rientro dalla lunga campagna che l’ha portata negli Stati Uniti e in Canada.

Salire a bordo del Vespucci significa innanzitutto entrare in un pezzo della storia italiana.

Costruita nei primi anni Trenta e ancora oggi in servizio nella Marina Militare, l’Amerigo Vespucci è la nave più antica della Marina Militare italiana. Ma è molto più di una nave: è un simbolo riconosciuto in tutto il mondo, un luogo in cui tradizione, formazione, disciplina e cultura italiana convivono quotidianamente.

Il suo motto, “Non chi comincia, ma quel che persevera”, attribuito a Leonardo da Vinci, racconta bene lo spirito che la contraddistingue. La perseveranza come valore, come metodo e come capacità di continuare il proprio viaggio, affrontando il mare e le sue difficoltà.

Durante la visita ho avuto la possibilità di conoscere da vicino non soltanto gli spazi e la storia della nave, ma soprattutto le persone che la vivono ogni giorno. È proprio questo, forse, l’aspetto che più mi ha colpito: dietro la bellezza straordinaria del Vespucci ci sono uomini e donne, ufficiali, equipaggio e allievi dell’Accademia Navale di Livorno, che con il loro lavoro quotidiano mantengono viva una tradizione e trasformano la nave in un luogo di formazione e di crescita.

Da quando è entrata in servizio, infatti, la Nave Amerigo Vespucci svolge quasi ogni anno attività addestrativa, principalmente a favore degli allievi dell’Accademia Navale di Livorno. Il viaggio diventa, come ci hanno raccontato, anche un’esperienza educativa: imparare la navigazione, la responsabilità, il lavoro di squadra, la disciplina e la capacità di affrontare insieme le difficoltà.

Ma il Vespucci è anche un ambasciatore.

Da oltre trent’anni è impegnato nella tutela dell’ambiente e ha collaborato con realtà come UNICEF, WWF e Marevivo. Attraverso le sue missioni istituzionali e diplomatiche e, più recentemente, con il suo Tour Mondiale 2023-2025, è diventato una vera e propria “Ambasciatrice itinerante” dell’Italia e dei valori UNESCO.

Ed è proprio questa dimensione internazionale ad assumere un significato particolare per chi, come me, vive fuori dall’Italia.

Quando si vive all’estero, il rapporto con il proprio Paese cambia. L’Italia non è più soltanto un luogo, diventa anche memoria, cultura, lingua, relazioni, identità. Diventa un insieme di legami che continuano a esistere anche a migliaia di chilometri di distanza.

Per questo incontrare il Vespucci a Cadice è stato qualcosa di più di una visita.

È stato un modo per ritrovare, attraverso una nave, “la nave più bella del mondo”, cosí come é stata soprannominata, una parte dell’Italia.

E forse non è un caso che proprio una nave rappresenti così bene questo legame: una nave nasce per partire, per attraversare i confini, per incontrare altri Paesi e altre culture, senza per questo perdere la propria identità.

Il Vespucci é l’immagine di un’Italia capace di viaggiare nel mondo portando con sé la propria storia, la propria cultura e i propri valori.

Per questo desidero rivolgere un ringraziamento particolare al Comites di Madrid per avermi dato l’opportunità di vivere questa esperienza e di conoscere da vicino una realtà così straordinaria.

E un grazie anche a tutte le persone che ogni giorno lavorano a bordo dell’Amerigo Vespucci e contribuiscono a mantenere vivo ciò che questa nave rappresenta.

È stato un onore salirci a bordo.
È stato un orgoglio ritrovare, anche lontano da casa, un pezzo d’Italia.

E forse, guardando il Vespucci, ho pensato che il suo motto vale anche per chi vive lontano dal proprio Paese:

non chi comincia, ma quel che persevera.

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